Il primo Natale, di Ficarra & Picone, si aggiudica il David Dello Spettatore
Il riconoscimento sarà assegnato il prossimo 8 maggio nel corso della 65ᵃ edizione dei Premi David di Donatello in diretta su Rai 1
Scheda Film

Il primo Natale, diretto e interpretato da Salvo Ficarra e Valentino Picone, si aggiudica il David dello Spettatore della 65ᵃ edizione dei Premi David di Donatello. Lo comunica Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. Il riconoscimento sarà assegnato il prossimo 8 maggio nell’ambito della 65ᵃ edizione dei Premi David di Donatello, l’evento sarà trasmesso in diretta in prima serata su RAI 1 e sarà condotto da Carlo Conti.

L’importante riconoscimento, introdotto nella scorsa edizione dei David di Donatello, premia il film più visto dal pubblico nei cinema italiani, sottolinea il primato della visione in sala e celebra opere e autori che hanno fortemente contribuito al successo industriale e popolare dell’intera filiera cinema.

Il primo Natale ha collezionato il maggior numero di spettatori fra i film usciti in sala entro il 31 dicembre 2019: sulla base dei dati forniti da Cinetel e calcolati entro la fine di febbraio 2020, Il primo Natale ha totalizzato 2.363.303 spettatori.

“Un premio alla miglior commedia di qualità, genere fondativo del nostro cinema” sottolinea la Presidente Detassis. “Il primo Natale, viaggio nel tempo nella Palestina all’epoca della nascita di Gesù, conferma l’impegno e l’originalità dell’approccio al cinema del duo Ficarra & Picone. Un lavoro creativo, il loro, che guarda ai modelli alti della commedia italiana, coniugando passione per il racconto, interpreti inusuali, comicità mai ovvia e valorizzazione produttiva e artistica di tutte le professioni del set”.

Fra i riconoscimenti già annunciati della 65ᵃ edizione dei Premi David di Donatello, quello al Miglior film straniero, Parasite di Bong Joon Ho, e quello al Miglior cortometraggio, Inverno di Giulio Mastromauro.



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#TORNIAMOALCINEMA con “Storm Boy – Il ragazzo che sapeva volare”, dal 19 novembre in sala
Il 19 novembre 2020 arriva finalmente nei cinema italiani Storm Boy – Il ragazzo che sapeva volare, uno dei film più apprezzati del Giffoni Film Festival 2019. Il film, diretto da Shawn Seet e interpretato dal Premio Oscar Geoffrey Rush, dal giovanissimo Finn Little e da Jai Courtney (Divergent, Unbroken, Suicide Squad, Alita – Angelo della battaglia), è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Colin Thiele. Il libro fu pubblicato nel 1964 ed è diventato col tempo un classico della letteratura per ragazzi, specialmente in Australia, dove Storm Boy è un testo studiato nelle scuole elementari, uno di quei libri che entra a far parte del bagaglio culturale condiviso di un intero popolo. Fu così anche per il regista Shawn Seet che, nato in Australia, si trasferì in Malesia per poi fare definitivamente ritorno nella sua terra natia all’età di 12 anni. Il libro ha un’importanza così rilevante che già nel 1976 ne fu realizzato un adattamento cinematografico (sempre intitolato Storm Boy). Quello era il periodo della rinascita cinematografica australiana, in quegli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta (uscirono, tra gli altri, successi di critica e pubblico come Mad Max – Interceptor, The Chant of Jimmie Blacksmith, La mia brillante carriera) e Shawn Seet ricorda che, ancora ragazzino, andò a vederlo in sala e ne rimase folgorato, tanto da conservare ancora il poster in casa. Per questo, quando si è presentata la possibilità di realizzare questo film è stato immediatamente entusiasta del progetto. Quello che il regista Shawn Seet ha precisato più di una volta è che il suo film non è un remake della vecchia pellicola, ma un’originale reinterpretazione della fonte letteraria, che presenta ancora, a 56 anni di distanza dall’uscita, degli argomenti attuali e riconvertibili al nostro tempo. Da una parte temi universali e senza tempo, come l’intensità e le peculiarità del rapporto padre-figlio, dall’altra richiami che stanno diventando più che mai stringenti per l’uomo contemporaneo, come la ricerca di una vita semplice, in sintonia con l’ambiente circostante. Ed è attraverso questa lente che il regista insieme allo sceneggiatore Justin Monjo ha voluto guardare per la sua trasposizione, rimanendo fedele al testo ma tentando di renderlo ancora più vicino alle tematiche ambientali, per esaltarne l’efficacia e l’importanza. Proprio per questo Storm Boy è un perfetto esempio di film per tutta la famiglia, perché come ogni grande storia pensata per l’infanzia è in grado di colpire l’attenzione dei più piccoli, fornendo loro una parabola in cui rispecchiarsi per elaborare concetti importanti attraverso un linguaggio insieme semplice e stratificato come quello cinematografico. I più grandi, invece, oltre a godersi l’interpretazione di un mostro sacro della cinematografia mondiale come Geoffrey Rush, assisteranno a una storia senza tempo di amicizia e riconoscenza, di infanzia e crescita, una di quelle in cui è impossibile non ritrovare un po’ del proprio percorso, di se stessi. Con i meravigliosi paesaggi australiani a fare da sfondo alla storia, e diverse scene dove lo spettacolo della natura, in tutte le sue forme, è padrone dello schermo, Storm Boy – Il ragazzo che sapeva volare è un film da vedere sul grande schermo della sala cinematografica, un fondamentale luogo di cultura che in questi mesi si è confermato anche sicuro per tutti.
10 Giorni con Babbo Natale, esce il 16 dicembre la commedia per tutta la famiglia
Dopo il successo del film campione d’incassi “10 giorni senza mamma” arriva al cinema 10 Giorni con Babbo Natale. Dopo il clamoroso successo di “10 giorni senza mamma”, premiato con il Biglietto d’Oro come film più visto in sala nella stagione 2018/2019 con 7.500.000 euro d’incasso al botteghino, uscirà nei cinema il 16 dicembre 2020 il sequel 10 GIORNI CON BABBO NATALE, l’attesa commedia delle feste natalizie per tutta la famiglia, diretta da Alessandro Genovesi e prodotta da Colorado Film in collaborazione con Medusa Film che la distribuirà anche nelle sale italiane. Tornano i protagonisti del primo film, Fabio De Luigi e Valentina Lodovini affiancati questa volta da un travolgente Diego Abatantuono nei panni di Babbo Natale. Insieme a loro i giovanissimi Angelica Elli, Matteo Castellucci e Bianca Usai. La famiglia “tutta matta” di “10 giorni senza mamma” è alle prese con nuovi problemi sulla divisione dei ruoli e con un’avventura che la porterà in viaggio verso la Lapponia a bordo di un vecchio camper per un Natale da trascorrere appassionatamente insieme. Gli imprevisti lungo il percorso e un esilarante incontro-scontro con un sedicente Babbo Natale renderanno il viaggio indimenticabile. Ecco le prime immagini della commedia delle feste per tutta la famiglia con Fabio De Luigi, Valentina Lodovini e un inedito Diego Abatantuono      
“Chiamate un dottore!”, dal 10 settembre al cinema una nuova brillante commedia francese
Il cinema francese ha sempre prodotto delle commedie così divertenti e ben scritte da superare il confine e conquistare il cuore del pubblico italiano. Chiamate un dottore!, il film scritto e diretto da Tristan Séguéla, possiede gli ingredienti giusti per chi è alla ricerca di una commedia che sia davvero brillante e originale: una comicità attuale e mai banale, due attori perfetti per i loro ruoli, e una storia che riesce ad andare oltre al “semplice” far ridere. L’idea di questo film, come dichiarato dallo stesso Séguéla, gravitava da molto tempo nella testa del regista, che per realizzarlo ha messo insieme due figure a lui molto care, entrambe dottori. La prima è quella di suo nonno, che ricorda come un uomo burbero e annoiato, che negli anni si era stancato della sua professione. L’altra è un amico personale del regista, un giovane medico animato invece dal fuoco sacro, che gira per le case dei suoi pazienti in abiti informali, e che privilegia innanzitutto il rapporto umano con i malati che incontra. La scintilla è scoccata quando Jim Birmant, che sarebbe poi diventato co-sceneggiatore, ha proposto a Séguéla di scrivere un giallo che avesse come protagonista un dottore. Ecco la scintilla. Séguéla ha avuto l’intuizione di lasciare l’ambientazione notturna, di togliere la tematica da giallo e di spostare la storia sulla commedia, in modo da poter unire in un contrasto comico le due figure su cui stava riflettendo: l’esperto dottore e il giovane inesperto. Una volta scritta la sceneggiatura, andavano scelti i due protagonisti e, a detta del regista Tristan Séguéla, bisognava partire dall’attore che avrebbe interpretato Serge. Il suo pensiero andò subito a Michel Blanc, un attore esperto, un volto noto e apprezzato in tutto il paese, una garanzia di comicità. Blanc è soprattutto un grande attore capace di dare profondità al personaggio, come dimostrano le molte candidature ai premi César, e soprattutto il riconoscimento per la miglior interpretazione maschile vinto a Cannes nel 1986 per il film Lui portava i tacchi a spillo. Blanc si è innamorato immediatamente della sceneggiatura, perché, come ha dichiarato “non siamo in una commediucola, in cui ci si accontenta di mettere insieme due persone che non si somigliano minimamente e che bisticciano dall’inizio alla fine del film per far ridere. Succede qualcosa tra questi due uomini, c’è una trasmissione tra i due”. Blanc mise solo un veto: voleva conoscere prima l’altro protagonista, chi avrebbe interpretato Malek, proprio perché, per la buona riuscita del film, l’alchimia tra i due doveva essere semplicemente perfetta. Per il ruolo sono stati provinati circa centocinquanta giovani comici, ma Hakim Jemili, che col suo collettivo Le Woop su YouTube ha più di 3,5 milioni di iscritti, è sembrata da subito la scelta migliore. Il regista e il co-sceneggiatore sono andati in gran segreto a un suo spettacolo, in un piccolo locale di Parigi, e ne sono usciti innamorati della sua comicità, ma soprattutto della sua personalità e della presenza scenica. Chiamate un dottore!, che dal 10 settembre il pubblico italiano può finalmente godersi in sala, è la prima esperienza sul grande schermo di Hakim Jemili, che dopo il grandissimo seguito in televisione e sul web, compie finalmente il grande passo. Per farlo, con tutta l’emozione di ritrovarsi davanti a un mostro sacro della comicità francese come Michel Blanc, ha eseguito una preparazione maniacale. Lui, Hakim Jemili, che stava per diventare un calciatore professionista ma che in seguito a un incidente ha dovuto abbandonare questo sogno, ha dichiarato di essere tornato a fare la vita da atleta, con alimentazione sana e letto presto, e già due mesi prima delle riprese aveva imparato a memoria le battute sue e di tutti gli altri attori del cast! Tutto questo, l’enorme lavoro da parte di entrambi, le dritte del più esperto al più giovane, e la vivacità che il più giovane ha portato al più esperto, sono ben visibili in Chiamate un dottore!, un film che non ha momenti morti, e in cui ci si rende conto, man mano che il film va, di quanto eccezionale sia la sintonia tra Blanc e Jemili, di quanto entrambi si siano genuinamente divertiti nel girare il film. Un ulteriore spunto, una chiave di lettura che fa capire come Chiamate un dottore! sia un film ricco di senso oltre che di comicità, ce la offre il regista Tristan Sèguèla, che ha dichiarato: “Sono sempre stato attaccato all’idea che i comici riproducessero sul set ciò che si svolgeva narrativamente nel film: dietro alla storia di una persona che non è ancora medico, ma che imparerà a diventarlo, c’era la storia di una persona che non è ancora attore ma che imparerà a diventarlo, il tutto sotto l’impulso di un comico di grande esperienza che gli suggerisce le battute e che gli affida, in un certo senso, le chiavi del film. Non solo questo parallelo mi stava molto a cuore – il film racconta anche della nascita di un attore -, ma questo doppio livello di lettura mi ha anche aiutato molto a sapere cosa stessi facendo”. Non c’è dubbio che chi lo vedrà in sala, ne uscirà innamorato.
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