Universitari – Molto più che amici: avere vent’anni

Universitari – Molto più che amici: avere vent’anni
Piccolo flash indietro nel tempo. Ponte Milvio, lucchetti, amori imprigionati per sempre fra il dondolio eterno del Tevere e il grigio metropolitano dell’asfalto. L’amore, oggi. La cosa più complicata del mondo da enunciare, dire, manifestare. Perché la sostanza febbricitante continua a rimanere quella, dopo secoli, secoli e secoli, certo. Ma la forma cambia. Va declinata sull’oggi, va impastata sulle onde dei nuovi linguaggi, va rimodulata sugli accenti di una modernità che scappa via, che va sempre di corsa. Federico Moccia l’ha capito e ha vinto la sua scommessa. Quale? Quella di piantarsi, anima e corpo, nel presente. C’è un che di meravigliosamente nostalgico e tenero in quegli ormai celeberrimi lucchetti. Un che di dannatamente dolce in quell’oggetto catapultato nel desiderio di chiudere a chiave un segreto, imprigionare un impeto, custodire una speranza. Il resto è storia. La moda del lucchetto, la smania del parlarne. Togli il lucchetto, metti il lucchetto, lucchetto, lucchetto, lucchetto. Un’ossessione collettiva. Spesso travisata, equivocata, snaturata. Non dimentichiamoci cosa sia davvero quel lucchetto. Prima di tutto, sopra tutto, un gesto poetico. Un manifesto autoriale.

Buttiamo giù paletti, sbarramenti e divisioni. Della serie, dimentichiamoci il Moccia scrittore, il Moccia regista, il Moccia sceneggiatore e via dicendo. Basta separazioni in casa. Il corpus della produzione di Federico va preso per quello che è davvero. Un fiume in piena di appunti. Un diluvio di corpi, segni e colori che scavalcano recinzioni e che se ne fregano di essere incasellati. In Francia impazzirebbero. Perché all’ombra della Torre Eiffel questo cinema intriso di umori privati, slanci letterari e pigli generazionali è diario allo stato puro. E’ privato e pubblico che confluiscono nello stesso grande mare, diventando un organismo unico. Diario. Ecco il termine giusto. Cinema diaristico, capace di inarcarsi e splendere su corde che più intime e private non si può. Un diario segreto da custodire gelosamente (magari con un bel lucchetto, no…?) che parte da lontano, dai banchi di scuola e che continua a cambiare nome (Niki, Alex, Step…) rimanendo sempre lui, sempre uguale, sempre diretto al cuore e potentemente dentro le viscere.

Universitari”. Un nuovo capitolo dell’infinito romanzo mocciano, quindi una prosecuzione, ma al tempo stesso, “un ritorno dove non si è mai stati”. Come rapportarsi dunque ai vent’anni? Come gestire un tempo diventato improvvisamente libero da banchi di scuola, campanelle liberatrici e fatidici compiti del pomeriggio? Domande senza risposta perché lo sguardo di Moccia non impartisce lezioni e non guarda dall’alto, ma vive sullo stesso respiro dei suoi giovani interpreti, praticando il cinema con una fantastica leggerezza di fondo che vibra su un’armonia degna di uno scatenato e divertentissimo musical generazionale. Dai cancelli de “La Sapienza”, alle bollette da pagare a fine mese, passando attraverso sogni e nel cassetto e amori fulminanti, il cinema di “Universitari” tesse un ininterrotto e appassionante dialogo a distanza con la commedia americana hughesiana anni Ottanta. E pulsa di umori autobiografici, di una Roma percorsa come un parco giochi di luci e ombre in dissolvenze, di ricordi in tralice (da “Tre metri sopra il cielo” a “Scusa ma ti chiamo amore”), con un’energia esplosiva che lascia senza fiato.

Impossibile dunque non interpretare questo nuovo straordinario tassello della produzione di Moccia come l’ennesima travolgente tappa di un autentico ‘work in progress’, l’affresco corale di una ‘bella gioventù’ che cresce, che sbaglia, che ama. All’inseguimento continuo di quella chimera a cui, per la prima volta in carriera, Moccia ha dedicato il titolo del suo romanzo più recente, “Quell’attimo di felicità”. In due parole, un mondo sommerso di sensi che dà le vertigini…

Universitari- Molto più che amici“, interpretato fra gli altri dai giovanissimi e promettenti Simone Riccioni, Brice Martinet, Primo Reggiani, Sara Cardinaletti (senza dimenticare il solito impagabile Maurizio Mattioli), vi aspetta in sala…