Tutta colpa d Freud: terapia e… risate

Tutta colpa d Freud: terapia e… risate
Che Paolo Genovese sia un gran regista di donne, è chiaro da almeno dieci anni. Basti riprendere in mano la sua filmografia, partire dall’inizio e fare due più due. Sì, d’accordo, di Marina Confalone abbiamo perso le tracce (fatto salvo “Amiche da morire” uscito in sala pochi mesi fa), ma impossibile dimenticarla in “Incantesimo napoletano” dopo il Genovese ‘treatment’. Così come è molto difficile non pensare all’orchestrazione rosa della piccola e affollata Chinatown capitolina del magistrale “Questa notte è ancora nostra”. Ok, poi c’è “Immaturi”, ma a questo punto ci fermiamo perché correremmo il rischio di diventare pleonastici. Basti il secondo capitolo del dittico, “Immaturi-Il viaggio”, e un nome: Anita Caprioli. Nel suo personaggio, nel suo maledetto tumore al seno, un’occasione drammaturgica unica con cui Genovese ha chiarito due cose. La prima: nella commedia sofisticata, oggi, ha pochi rivali. La seconda: quando c’è da cambiare registro, dimenticare la battuta e arroventarsi nel ‘serio’, lui risponde presente. E non se lo fa dire due volte.

Un cineasta per tutte le stagioni. Quelle della risata a piede libero, quelle dell’approfondimento. Ma sì, diciamo pure della riflessione, che non è una parolaccia. No, “Una famiglia perfetta” non l’abbiamo dimenticato. E’ che quando un’opera ti scappa di mano, ti emoziona nel profondo e ti diverte come poche altre, le parole cominciano a latitare. Si fanno complicate. Escono fuori a fatica. Ecco, “Una famiglia perfetta” rimane ancora oggi un gran bell’oggetto misterioso del cinema italiano contemporaneo. Perché quando Rivette incontra Monicelli, i fuochi d’artificio ti lasciano a bocca aperta. Senza parole. E a corto di spiegazioni.

Detto questo, sottolineiamo che “Una famiglia perfetta” è tutto Paolo Genovese. Il passato, il presente, il futuro. Un mix devastante. Ma anche un work in progress dell’anima che continua alla grande con “Tutta colpa di Freud”. Ennesimo, altro grande film corale della sua filmografia. Ennesima altra scommessa vinta per k.o.

Perché “Tutta colpa di Freud” continua dove ‘la famiglia perfetta’ si era interrotta. Lì c’era il teatro delle maschere, il valzer su identità in frantumi e diversi, notevoli personaggi in cerca d’autore. Qui il teatro continua, ma al posto del palcoscenico itinerante abbiamo il lettino dello psicanalista. E invece delle battute da imparare a memoria, verità da sussurrare a fil di voce. Dal capocomico (Castellitto) del film precedente, a uno psicanalista in crisi (un impagabile, come al solito, Marco Giallini). Dalla famiglia inventata/smontata/terremotata di “Una famiglia perfetta”, a quella vera, traballante e frammentata di “Tutta colpa di Freud”.

Paolo Genovese si riconferma il gran cineasta che è sempre stato. In primis, per un motivo molto semplice. Perché fa sempre lo stesso film, senza ripetere mai le cose due volte. Come i grandissimi cineasti del nostro cinema. Autori riconoscibili in cinque-secondi-cinque, capaci di una coerenza espressiva e tematica formidabile che però ha sempre impedito loro di ripetersi. Genovese è coerente, preciso, affilato e puntualissimo. Perché continua a parlarci della famiglia, della commedia e della sua capacità di rovesciarsi spesso e volentieri in qualcos’altro. E’ per questo che anche “Tutta colpa di Freud” non si può definire con facilità. C’è tutta la temperie smodata e al tempo stesso raffinatissima della nostra grande commedia classica, ma in coabitazione con pulsazioni dell’anima che sanno interrogare il nostro presente, offrendoci uno squarcio delicato e profondo sulle nostre esistenze.

Un patchwork intricato, suggestivo e divertentissimo abitato da un nuovo, memorabile gruppo di famiglia in un interno. Fra sedute di psicoanalisi, amori da ricostruire e vissuti da reinventare, Genovese colpisce ancora. E lo fa con un gruppo di interpreti assolutamente fantastici. Accanto a Giallini, ricordiamo Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Laura Adriani e il grande Alessandro Gassman.
“Tutta colpa di Freud” vi aspetta in sala…