“Sono l’ultimo dei romantici”: incontro con Silvio Muccino

“Sono l’ultimo dei romantici”: incontro con Silvio Muccino
Una giornalista, durante la conferenza stampa romana de “Le leggi del desiderio” (prodotto da Medusa Film -che lo distribuirà a partire dal prossimo giovedì 26 febbraio in 400 sale- e da Marco Belardi per Lotus Film) ha centrato in due parole l’essenza di Silvio Muccino. E quindi, il cuore pulsante del suo cinema. Lo ha definito “l’ultimo dei romantici”. Ha perfettamente ragione.

Quattro anni d’assenza dalla scene cinematografiche. Ammazzando l’attesa, abbiamo giocato di ‘rewind’, scorrendo nuovamente il nastro del cinema di Silvio, fino a “Un altro mondo” che già faceva trapelare la voglia di guardare altrove e, soprattutto, di fermarsi a ragionare su di sé e sul mondo. Opera profetica, quella, e insieme compendio sottile e profondo di una carriera ancora giovanissima, ma già adulta, consapevole, capace di raccontare e, soprattutto, di raccontarsi come pochi altri oggi in Italia. Bene, la notizia. Silvio Muccino è tornato. Presente all’appello.

“Durante gli anni passati da “Un altro mondo”, ho semplicemente atteso di trovare una sceneggiatura giusta”, afferma. “E di sentire scoccare nuovamente il colpo di fulmine. Nel frattempo ho vissuto. E mi sono guardato in giro. Non ho mai avuto fretta”. Tutto chiaro, limpido e cristallino. Il presenzialismo a tutti i costi non gli è mai interessato. E il suo cinema (quello diretto, ma anche quello ‘solo’ interpretato’) ci parla di un autore che si è preso il suo tempo. E che ha sempre vissuto il suo cinema come necessità profonda, come richiamo a un’autenticità viscerale, lontana mille miglia dai sentimenti di plastica svenduti nel gran mercato globale dell’oggi. Eccoci dunque a “Le leggi del desiderio”. Il film della maturità di Silvio Muccino? Sì, probabilmente sì. Quello in cui ha rischiato di più, mettendosi prepotentemente in gioco (come regista, certo, ma anche come interprete, qui nei panni dell’affascinante protagonista, il trainer motivazionale Giovanni Canton) e rinascendo ancora una volta. Tra life coach magnetici, amori spezzati e corpi ‘ristrutturati’, una gran parabola sull’oggi, un affresco rutilante e romantico sul grande caos che domina le nostre vite e, al tempo stesso, un’estrema, sofferta e indimenticabile dichiarazione d’amore al cinema. E ai personaggi che lo popolano.

Un bel giorno Carla Vangelista (la sceneggiatrice del film, n.d.r) è venuta da me con il computer aperto e un video da mostrarmi”, racconta Silvio Muccino durante la conferenza stampa del film. “Solo in quel momento scoprii l’esistenza di  Anthony Robbins, probabilmente il ‘life coach’ più famoso di sempre. Un vero ragazzo prodigio se si considera che, ad appena venticinque anni, già poteva contare tra i suoi ‘clienti’ personaggi del calibro di Bill Clinton e Donald Trump. Carla aveva visto giusto. Sarebbe stato quello il tema del mio prossimo film, del mio ritorno alla regia”. Il ‘life coach’, dunque, come punto di partenza per collegarsi direttamente all’attualità e continuare a narrarci la storia di uomini e donne alle prese con complicati e appassionanti percorsi di crescita. “Avevo bisogno di un tema che mi desse la possibilità di entrare direttamente nel cuore della società in cui viviamo”, continua Muccino, “e penso che quella del life coach –figura professionale nata e prosperata negli Stati Uniti, ma ormai famosa anche da noi- sia una bella metafora della nostra società. Se mi si chiedesse però quale sia il centro motore del mio film, risponderei senza pensarci su con un’altra domanda. Quella che, in effetti domina, il racconto. ‘Dove finisce la maschera e comincia l’uomo’? In altre parole, mi riferisco all’eterno dissidio tra realtà e apparenza. Tra verità e manipolazione”. Un fiume in piena, Silvio Muccino, come testimonia lo stesso co-produttore del film, Marco Belardi: “Non avevo mai avuto modo di lavorare nel passato con Silvio, ma è un uomo di cinema a trecentosessanta gradi che ho sempre apprezzato tantissimo. Quando tramite i suoi agenti ho letto la sceneggiatura del film, me ne sono subito innamorato. E devo dire che si è trattato di un’esperienza a dir poco fantastica. L’energia di Silvio ha qualcosa di travolgente e contagioso al tempo stesso…”.

Un autore sempre più maturo e profondo dunque, capace di creare una squadra d’attori dalla quale ha saputo trarre il meglio. “Dopo tante commedie”, racconta Maurizio Mattioli, “mi sono cimentato in qualcosa di diverso. E devo dire che il film di Silvio ha rappresentato qualcosa di importante per me. Si tratta infatti di un ruolo capitatomi in uno dei momenti più difficili della mia vita, ma il cinema anche stavolta mi è corso in aiuto, offrendomi quello di cui avevo bisogno. E poi che dire di Silvio? Sono già stato diretto in passato da grandi registi che mi hanno saputo dirigere al meglio, ma con Muccino è scattato qualcosa di diverso. Essendo lui stesso attore, conosce perfettamente i bisogni di un interprete. Sa leggerti dentro. Ed è capace di metterti a tuo agio come pochi altri. Per non parlare poi della sicurezza che sa infonderti. Dal primo giorno di riprese ci ha subito dato l’impressione di avere già tutto il film in testa, sequenza dopo sequenza. Per un attore è fondamentale sentirsi al sicuro..”.

Una potentissima opera sul desiderio, dunque, sulla voglia di cambiare e di continuare a giocare con la vita, con l’amore, con la speranza. Ma anche un gran film di donne. Una, in particolare, Matilde, a cui dà anima e corpo Nicole Grimaudo. “Mi sono subito innamorata del mio personaggio”, afferma. “Una donna tenera, fragile e tanto bisognosa d’amore. Dopo aver letto la sceneggiatura ed essere entrata dentro il personaggio, me ne sono innamorata perdutamente. Ne ho subito amato il carattere dolce, ma in fondo mai remissivo e soprattutto la sua capacità di rinascere dalle ceneri, di rinnovarsi, di cambiare. Un ruolo, questo, che mi ha fatto innamorare nuovamente del cinema”. Ma la straordinaria squadra di interpreti che rappresenta l’ossatura profonda dell’opera non termina qui. Si alimenta infatti anche di uno strepitoso Luca Ward (“La sceneggiatrice Carla Vangelista mi ha confessato di essersi ispirata proprio a me per il personaggio che ho poi interpretato”, dice. “E ho dunque accettato subito la ‘sfida’ lanciatami da Slvio: quella di cimentarmi un personaggio completamente diverso da quelli interpretati fin’ora) e di una sempre intensa Carla Signoris (“L’aria respirata sul set è stata semplicemente indimenticabile. C’era affiatamento fra tutti noi interpreti, voglia di dare il massimo. E poi, il ricordo più bello, legato a un’atmosfera che non dimentico: ci sentivamo tutti amati..”).

Manifesto generazionale, commedia romantica col piede sull’acceleratore e, più di tutto, grande, grandissimo spettacolo. Questa la carta d’identità di una delle opere più attese di questo inizio 2015, un film che, per dirla con le parole di Giampaolo Letta -amministratore delegato e vicepresidente di Medusa Film- “rappresenta appieno l’energia straordinaria di Silvio Muccino, la sua formidabile professionalità e l’indubbia capacità di parlare al cuore di tutti, regalando spettacolo e approfondimento”.