Sole a catinelle: in viaggio con papà

Un ‘cozzalone’ ai tempi della crisi. Vale a dire, un tamarro (traduzione più o meno esatta dal pugliese) che cade dalle nubi, annunciando una bella giornata, ovvero, ‘sole a catinelle’ per tutti. Un che di profetico? Forse. Sicuramente un che di sottilmente e stranamente atmosferico. Checco Zalone, ovvero l’uomo del meteo. ‘The Weather Man’, come l’opera omonima niente male di Verbinski

Tre film, tre stati d’animo, tre atmosfere, tre tempi. “Cado dalle nubi” filmava l’arrivo del Candido barese nel bel mezzo di un terremoto (familiare, sociale, culturale). “Che bella giornata”, fra attentati improbabili e cozze indigeste, tentava la pacificazione. “Sole a catinelle” si specchia in quello che ci è rimasto intorno. Si riflette sui nostri corpi e cerca di capire dove si è andato a posare il nostro sguardo. Fa quello che la commedia italiana non riusciva più a fare da anni. Farci sentire il nostro tempo. Raccontarci quello che guardiamo senza vedere. Prenderci per mano, infine. Portandoci a spasso fra macerie culturali e obbrobri modaioli, figli che fanno i padri e padri incapaci di capire davvero i figli.

Ok, il successo. I 44 milioni di euro portati a casa da “Che bella giornata”, il record assoluto di incassi, il cinema italiano tornato di colpo a numeri che sembravano ormai persi da qualche parte nel tempo. Bene, ma non c’è soltanto questo. Perché quella di Checco non è una fiammata usa e getta. Non si esaurisce nella potenza di fuoco dell’immediato. Zalone è un organismo mutante. Un comico transgender che scavalca identità, rapisce vissuti e contamina linguaggi. Uno, nessuno, e tanti altri insieme. Dalle imitazioni follemente surreali partorite a Zelig, a tutto il resto. Un cantastorie con mille facce. Non solo insolito nel panorama del cinema italiano. Ma anomalo, per certi versi unico nella capacità di raccontare un momento complicatissimo. Da un lato, la tradizione. Dall’altra, la voglia di lasciarsi tutto alle spalle, di mettersi in viaggio, di recuperare gli affetti, di azzardare un itinerario nuovo. “Sole a catinelle” non è soltanto l’ennesima potente combinazione di gag memorabili e momenti di purissima comicità senza guinzaglio, ma un qualcosa che fra trent’anni si guadagnerà l’evidenza luccicante -lo shining- di quello che da qualche tempo in qua nel nostro cinema non aveva più tentato nessuno. Il ritratto, anzi, il tentativo, di un viaggio. Un viaggio in Italia.

Il lavoro precario, le fabbriche che chiudono, il sogno di regalare al proprio figlio un futuro sicuro. E la geografia traballante di un Paese raccontato dal tocco leggero e profondo di Gennaro Nunziante con un umanesimo irresistibile che ti travolge e ti tramortisce dalle risate. Al di là del meccanismo comico ad orologeria da applausi a scena aperta, Zalone continua a marciare orgogliosamente ‘on the road’, fra Toscana e Molise, parenti lontani e perfetti sconosciuti, yacht impossibili e abbracci spezzati. Perché “Sole a catinelle” è anche uno struggente momento di perfetta intimità, la cronaca familiare di un rapporto importante e insieme l’ennesima dimostrazione di come certe cose, oggi in Italia, Checco le racconti meglio di chiunque altro. Con un sorriso, certo. Ma non la capacità di affondare il bisturi come nessuno. Senza guardare dall’alto in basso. Ma scrutando, vivendo, ridendo e vivendo alla grande, senza compromessi, senza freno, senza paura.
Il meteo è stato chiaro: ‘Sole a catinelle’ in tutta Italia. Non vi resta che approfittarne…