Il prestito ‘rosselliniano’ ci sta tutto. E’ una questione di punti di vista. Di prese di posizione. E di sbarramenti di campo. “Buona Giornata”, per l’appunto. Non una constatazione. Non la radiografia di uno stato di cose. Ma un semplice augurio. Un’invocazione. Intarsiata, cesellata e ricamata su un meraviglioso ‘viaggio in Italia’. Nulla a che vedere con struggimenti psicologici, nomadismi inquieti, oscillazioni dello sguardo e smarrimenti turbolenti. No, nulla di tutto questo. Un viaggio in Italia che i due meravigliosi fratelli Vanzina si sono concessi come un piccolo, grande regalo. Ma anche una sorta di festeggiamento privato, quasi intimo, in cui celebrare a proprio modo trentacinque anni di onoratissima carriera. Una commedia spumeggiante, certo. Ma anche un osservatorio in cui incollare sguardo e memoria alla meravigliosa galleria di corpi, gag e paesaggi comici raccontati come nessun altro. “Buona giornata” è un concentrato esplosivo del cinema vanziniano. Cinema comico? Certamente. Ma anche fortemente nostalgico. Permeato insomma di quella nostalgia giusta. Quella che comincia a scalciarti dentro quando ti accorgi di essere entrato dentro una travolgente macchina del tempo. Quella che ti assale quando capisci che gli anni Ottanta sono, ancora una volta, dietro l’angolo…
Sì, esattamente. Regalo doveva essere e regalo è stato. “Buona giornata” non ha nulla a che spartire con l’attuale commedia italiana. La bypassa allegramente, la ignora. L’unica declinazione che conosce è quella che fa rima con Ottanta. Esatto, quelli di “Yuppies”, di “Montecarlo Gran Casino”, di “Vacanze in America”. Dopo la commedia all’italiana dei Cinquanta/Sessanta, una decade, quella, che fa impazzire ancora oggi milioni di spettatori. Perché fu lì che nacque il ‘terrunciello’ immortalato da Abatantuono, lo straordinario campionario mimico di Christian De Sica e fu sempre lì che Lino Banfi regalò al suo pubblico alcune delle sue caratterizzazioni più fortunate. Insomma, una miniera. Era giunto il momento di riaprirne i battenti. Di spolverare un po’. E di provare a raccontare l’Italia di oggi con lo stesso sguardo di ieri. Con quel mix inconfondibile di disincanto, ingenuità, tenerezza e voglia di riderci sopra.
Corale, polifonico, vibrante. Capace di restituirci alcuni mostri sacri della nostra commedia come non li vedevamo da tempo. “Buona Giornata” è un balletto cadenzato da rime travolgenti, battute memorabili e accenti regionali irresistibili. Un hellzapoppin’ carnevalesco che parte dal ‘come eravamo’ per approdare al come siamo diventati. Per una geografia della risata che i Vanzina continuano a tenere in mare aperto, senza approdi, senza attraccare mai in porto. Cinema itinerante incapace di stare fermo, ma sempre pronto a schizzare da una parte all’altra dello stivale. All’insegna dell’euforia degli Ottanta e della maturità raggiunta nei primi anni di questo nuovo secolo. Un punto d’arrivo? Assolutamente no. Ma un compromesso. Una sintesi micidiale fra vecchio e nuovo in cui continua a danzare, più giovane e tonico che mai, il segreto della nostra cara vecchia commedia all’italiana. Da Monicelli a Scola, via Risi e Steno. I Vanzina non sono oltanto i terminali di questa scuola, ma i sacerdoti di un culto.
E allora, risate pasquali in arrivo per tutti. C’è solo l’imbarazzo della scelta. E fra Christian De Sica, Diego Abatantuono, Lino Banfi, Vincenzo Salemme e Maurizio Mattioli, sarà (quasi) impossibile scegliere…
“Buona Giornata” vi aspetta in sala…