Un 'italiano medio' in conferenza stampa

Un 'italiano medio' in conferenza stampa

Una pilloletta magica ci seppellirà. Una semplice pillola, da assumere prima dei pasti. Una pillola che smaschera, che esalta, che trita, che annulla. Luoghi comuni e frasi fatte. Una pillola che ci farà viaggiare leggeri. Dal cavo orale, alle profondità abissali dell’organismo. E poi, basta pensieri, basta ragionamenti, basta con tutto ciò che abbia a che vedere anche lontanamente col ragionamento. Una pillola che riduca al 2% le potenzialità del nostro cervello. Il resto mancia.

Grande, grandissimo Maccio Capatonda (al secolo, Marcello Macchia). Dai non luoghi virtuali della ‘rete’ in cui è esploso con personaggi già entrati nell’immaginario collettivo, ai sacrari del cinema in cui debutta alla regia con questo fantastico “Italiano medio”. Una commedia venata di umori pop, di derive futuristiche e di retaggi che profumano lontano un miglio di amarcord. Uno, nessuno e centomila. Per dirci, infine, di noi. Della società in cui viviamo. Di quello che siamo diventati.

In un’affollatissima conferenza stampa, Maccio ci ha raccontato il suo “Italiano Medio”, prodotto da Marco Belardi per Lotus Production e da Medusa Film che lo distribuirà da giovedì 29 gennaio in 400 copie.

“E’ partito tutto”, racconta Capatonda, “quando Marco Belardi (il futuro produttore del film, n.d.r) mi ha coinvolto nell’idea di trasformare in un film vero e proprio un mio vecchio finto trailer in cui ironizzavo su un titolo americano di qualche anno fa, “Limitless”, in cui una semplice pillola dava al protagonista la possibilità di sfruttare al massimo le proprie potenzialità mentali. La mia idea fu quella di rovesciare l’assunto. Parlando di una pillola che, al contrario, lavorava sull’azzeramento delle facoltà mentali del protagonista. Ridotte al 2%…”

“L’entusiasmo di Maccio mi ha contagiato da subito”, racconta Marco Belardi, così come la voglia di lavorare insieme e di sfruttare le sue potenzialità anche sul grande schermo. Ho soltanto dovuto attendere che si liberasse da una serie di impegni televisivi, per far decollare il progetto e proporlo a Medusa dove hanno colto al volo la potenzialità della storia”.

La parola d’ordine è una sola: non realizzare nulla che il pubblico si aspetti. Ma prendere in contropiede. E lavorare di fino su ambienti e situazioni, derive narrative e gag al fulmicotone. “Il mio retaggio cinematografico”, racconta Capatonda, “ha a che vedere in grandissima parte col cinema americano e con il Zemeckis di “Ritorno al futuro” in particolare. Sul fronte comico invece, sono nato e cresciuto con la nostra grande commedia italiana, soprattutto quella degli anni Ottanta. Mi sono formato col cinema di Verdone, di Troisi, di Benigni. Mi rendo conto che il mio film, spesso quasi inconsciamente, è pieno di riferimenti a quel cinema e a quella stagione”.

Ma “Italiano medio” è, forse più di tutto, una grande parabola sull’Italia contemporanea. Un caleidoscopio stratificatissimo e potente di volti e facce indimenticabili, tracce narrative e squarci di mondo che riflettono sull’oggi, dando vita a un cinema sottilmente polifonico e quasi inarrestabile nell’esercizio ininterrotto di un’ironia dissacrante e liberatoria. “In molti”, continua Maccio”, vedranno nel mio film il tentativo di dare un giudizio sull’Italia di oggi e sull’italiano medio del titolo, in realtà il mio obiettivo è un altro. Non è un caso che nel finale si assista ad una sintesi precisa tra ciò che è stato il protagonista nella prima parte del film e quello che diventa nella seconda. Vale a dire, una fusione, una sintesi, un abbraccio fra diversi modi di essere. Il cinema comico con cui sono cresciuto (lo ripeto, quello di Verdone in primis) mi ha insegnato a guardarmi intorno, a captare il potenziale nascosto nelle persone che mi circondano e a trasformarle in spettacolo e, insieme, in osservatorio sulla realtà che ci circonda. Ma senza giudicare nessuno…”.

Un lavoro estremamente preciso e meticoloso dunque quello di Capatonda, un ‘work in progress’ affidato alla sua straordinaria potenza espressiva, all’estro travolgente del suo compagno di mille avventure nonché co-sceneggiatore del film, Herbert Ballerina (al secolo Luigi Luciano: “Quando arrivo io nella storia, il film diventa bellissimo”, ci dice, ironizzando) e alla spontaneità dei tanti non-attori che affollano l’opera. “Vi confesso che, arrivato sul set durante i primi giorni di riprese”, ricorda il produttore Marco Belardi, “mi sono a dir poco preoccupato nel rendermi conto che la maggior parte degli interpreti impegnati nelle riprese non erano attori professionisti. Chi si scordava le battute, chi non riusciva a finire il monologo… Ho chiamato da parte il produttore esecutivo del film, Enrico Venti (in arte Ivo Avido), che mi ha rassicurato subito, spiegandomi che Maccio sarebbe stato un fantastico direttore d’orchestra. Capace di riunire tutto e tutti all’insegna della fluidità e di una precisione assoluta. Aveva ragione..”.

Un entusiasmo dunque che trasuda da ogni inquadratura e che lancia da subito “Italiano medio” tra i titoli più attesi di questo inizio stagione. “I riscontri che stiamo avendo durante la campagna promozionale del film sono francamente sorprendenti”, afferma Giampaolo Letta, amministratore delegato e vicepresidente di Medusa Film. “Eravamo certi che il film fosse molto atteso da tutti i fan di Maccio, quel suo zoccolo duro di appassionati e habituè della rete che ne hanno decretato il successo in questi ultimi anni. Ma quello che non immaginavamo è quanto sia trasversale il suo pubblico. Non solo ragazzi, dunque, ma anche spettatori appartenenti a generazioni ben diverse. Un dato questo, dunque, molto incoraggiante e, insieme, un importante riconoscimento per la politica editoriale che Medusa porta da sempre avanti con passione, coraggio e coerenza: quella di continuare a offrire al pubblico una vasta scelta di poetiche e di generi. Spaziando dal cinema d’autore a quello più popolare, all’insegna di una contaminazione convinta e appassionata”.