Indovina chi viene a Natale?: gruppo di famiglia in un interno

Indovina chi viene a Natale?: gruppo di famiglia in un interno
Leggerezza, potenza, precisione. Il sound del cinema di Fausto Brizzi gira bene, colpisce occhi, cervello e immaginazione. Sarà il retroterra culturale giusto o magari solo questione di talento, quello innato, quello che scavalca le scuole di cinema per muovere da solo i primi passi e raccontare il mondo senza filtri. Ecco, tutto ruota intorno a questo. Raccontare il mondo. E scegliere un genere, la commedia, che non è mai solo commedia. Il meraviglioso dittico sulla ‘notte prima degli esami’, per esempio. Una commedia? Per carità, chiamiamola in un altro modo. Ci sfugge una sintesi possibile. Una lunga storia d’amore, forse, incorniciata da un tempo (gli anni Ottanta) ripercorso con passo struggente e occhi lucidi. Per non parlare della travolgente sarabanda carnevalesca messa in moto da “Ex e la cattiva e divertentissima parabola (sì, assolutamente epocale) di “Maschi contro femmine” e “Femmine contro maschi”. No, non solo commedia. Ma pungente e precisissima lama che fende la vita attraverso il cinema. Magari inforcando un paio di occhiali 3D (“Com’è bello far l’amore”).
Ultima annotazione in ordine sparso. Il cinema di Brizzi non si spiega, non si racconta, ma soprattutto non si insegna. Un segreto alchemico di fronte al quale nulla potrebbe nemmeno il ‘professorone’ di sesso interpretato da Timi nella prima commedia tridimensionale del nostro cinema (per l’appunto, “Com’è bello far l’amore”). Non c’è ‘posizione’ che tenga. L’unica è immergersi, in apnea. E spalancare bene gli occhi.

Stanley Kramer c’entra, eccome. Il gioco di parole del titolo che parafrasa affettuosamente l’”Indovina chi viene a cena” ci sembra più che altro un bel filo rosso che accompagna generazioni diverse di spettatori, un trait d’union espanso e profondo. Un dialogo a distanza fra i segreti inconfessabili del cinema americano classico (la trasparenza….) e un cinema italiano altrettanto e profondamente classico. Non è un caso che a differenza della commedia precedente (“Pazze di me”), Brizzi stavolta abbia scelto un cast formato esclusivamente da glorie collaudatissime del nostro cinema. Abatantuono, Finocchiaro, Bova, Bisio, Gerini, solo per dirne alcuni. Vale a dire un compendio scintillante di interpreti che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia del nostro cinema più recente.

Eccoci, per l’appunto, nei dintorni del classico. Ovvero di un cinema ad orologeria, collaudatissimo, chiuso a doppia mandata, sigillato nella perfezione strappa applausi di un meccanismo che non perde un colpo. Brizzi però va oltre. Non si ferma alla superficie. Pretende di più. Non vuole titillarci con roba già vista. No, ci prende la mano e ci porta dove non ci saremmo mai aspettati. Il classico, quello vero, non dà buffetti sulle guance, ma aggredisce e assale. Perché non racconta mai solo il reale, ma la sua tragica ambiguità.

Indovina chi viene a Natale” è, accanto a quella travolgente di Zalone, la commedia italiana dell’anno. La più divertente, la più folle, la più vera. Una commedia umana, nel vero senso balzachiano del termine. Ci sono battute memorabili, vi si respira finalmente l’aria del vero film sul Natale. Ma “Indovina chi viene a Natale” è anche un perfetto non-luogo del cinema italiano di genere attuale. Una ‘no man’s land’ abitata dalla risata contagiosa così come dal disorientamento. Un po’ come accadeva un anno fa con lo splendido e sottovalutato “Una famiglia perfetta” diretto da un Genovese al suo massimo storico, la commedia natalizia di Brizzi parte in un modo, continua in un altro e capitola dove non ci saremmo mai aspettati di arrivare. Reale, ambiguità. Come dicevamo, le due parole chiave dell’opera. Perché c’è l’albero di Natale e il calore della famiglia, ok. Ma anche il disadattamento, l’incapacità di rapportarsi all’altro (in Kramer era un problema razziale, qui invece parliamo di handicap). Brizzi fin’ora non aveva mai raccontato un gruppo di famiglia in un interno, perlomeno mai in modo così feroce e divertente, duro e al tempo tenerissimo.

Il film di una maturità ormai pienamente acquisita. Un film che è anche un dolce e appassionato compendio di volti e sguardi, incertezze e voli, domande senza risposta e risposte senza più domande. Un gran ballo di maschere in cui alla fine si rimane nudi, in bilico sul precipizio. Di fronte a noi stessi.
Un gran film sul Natale, un importante film di Natale, un’imperdibile opera su tutti noi.
“Indovina chi viene a Natale?” vi aspetta in sala per gli auguri…