Fuga di cervelli: ottimismo

Fuga di cervelli: ottimismo
In origine, una strepitosa commedia spagnola, “Fuga de cerebros”, targata 2009 e diretta da Fernando Gonzales Molina. Successone sbanca-botteghini in patria e dimostrazione matematica che quando l’idea è buona, tutto il resto viene da sé. L’idea di “Fuga de cerebros” -ironizzare sulla crisi dell’occupazione e la conseguente necessità di guardare oltre i confini patri- non era però soltanto buona, ma ottima. Tema ficcante di bruciante attualità percorso dai ritmi sfrenati di una commedia senza quartiere. Questo, nell’originale spagnolo. Dopo qualche anno, la folgorazione. Il patron della Colorado Film, Maurizio Toti, vede la pellicola e se ne innamora. Poi, l’intuizione. Quella di declinare il tema del film, la sua storia, su frequenze italiane. Remake? Sì, diciamo di sì. Anche se in questo caso, come accennato da uno dei protagonisti di questa folle sarabanda comica, sarebbe ancora più giusto parlare di ‘cover’. Una cover liberissima. Le note rimangono quelle, ma sembrano cambiate. La melodia suona allo stesso modo. Ma con un che di diverso. Tutto secondo i piani di Toti. Il quale, a monte del progetto, ebbe le idee chiare sulla direzione che avrebbe dovuto prendere il film. Affidandolo a Paolo Ruffini, sapeva benissimo quello a cui sarebbe andato incontro…

Una vera forza della natura. Da una grandiosa associazione cinematografica di sua creazione (‘Nido del cuculo’, strizzatina d’occhio formaniana niente male), ai lidi di MTV, passando poi per teatro, cinema e ancora televisione. Un fiume in piena che abbatte gli argini e travolge ogni cosa intorno. Ma più di tutto, una straordinaria scoperta, tra le più interessanti fatte dallo spettacolo italiano negli ultimi dieci anni. Paolo Ruffini, ovvero un abitante onnivoro dei mezzi di comunicazione massa, ma ancor prima un instancabile ed enciclopedico cinefilo. Di quelli capaci di snocciolarti nomi, citazioni, date, cast&/credits di qualsiasi titolo. Amante sfegatato del cosiddetto cinema alto (Kubrick, Forman, Murnau) e assiduo habitué di quello basso (ma chiamiamolo ‘cinema bis’, è più corretto). Con premesse di questo tipo, il sogno del cassetto si indovina da soli. Chiaramente, quello di cimentarsi prima o poi in un esperimento. Quello che nasce da dietro una macchina da presa…

Toti produce, la commedia spagnola fa da scorta, Ruffini interpreta e dirige. “Fuga di cervelli”, dunque. Sopra ogni cosa, una parola chiave: fuori controllo. Fuori di testa, fuori da ogni concezione di opera prima o di remale. “Fuga di cervelli” è un conto che non torna più. Un remake che non va dove dovrebbe andare. Una briglia sciolta che a forza di allungarsi si perde, si strappa,vola via. Ma è anche quello che il film originale sarebbe potuto essere con qualche sprazzo di coraggio in più. La rifondazione pura, semplice e gioiosissima di un genere (quello demenziale) che in Italia non si vedeva da troppi anni. Un demenziale che è nonsense al cubo, finestra invertita sul mondo, strabismo oculare che diventa presa di possesso di aree ancora libere in cui vivere e giocare. “Fuga di cervelli” non è solo una commedia, ma un modo di stare al mondo e di declinare il proprio io. Un abito non semplice da indossare che Ruffini fa suo con una capacità unica di spingere sempre l’acceleratore senza sbracare mai. Di usare la volgarità senza essere mai volgare. Di strizzare l’occhio al grande, intramontabile cinema di riferimento (Landis, Landis e ancora Landis) senza essere mai ripetitivo, freddo o meccanico.

Fuga di cervelli” –dominato dagli strepitosi Guglielmo Scilla, Frank Matano, Luca Peracino e Olga Kent- non si vede, si vive. Come in una montagna russa che ti ricorda la gloriosa e perduta spensieratezza di quando calcavi le scene universitarie e pensavi di avere il mondo ai tuoi piedi. Di quando facevi di tutto per farti notare dalla ragazza con cui avresti voluto uscire. Un modo di stare al mondo che è anche una danza sfrenata e irriverente di vita, di scelte, di gag memorabili, di voglia di continuare a provarci, anche quando va male.
Un’esplosiva miscela alchemica che porta impressa una parola d’ordine già entrata nell’immaginario collettivo: ottimismo. Con l’’otto’ mimato con le mani. Un gesto semplicissimo, diretto, immediato e sottilmente politico. Ancor di più, una rivendicazione. Di quelle col sorriso in bocca..
“Fuga di cervelli” vi aspetta in sala.