CANNES: APPLAUSI PER IL GRANDE GIGANTE GENTILE, DA DAHL UN NUOVO E.T.

CANNES: APPLAUSI PER IL GRANDE GIGANTE GENTILE, DA DAHL UN NUOVO E.T.

(ANSA)
CANNES, 14 MAGGIO

SPIELBERG: “TEMPI BUI, BISOGNA CREDERE E SOGNARE”

La materia di cui sono fatti i sogni e’ evanescente, colorata, sfuggente, mescola il malvagio e il buono, si fa rinchiudere in vasi di vetro pronti per essere stappati. I sogni durano poco quando li vai a raccontare, ma dentro restano più a lungo, come quello di aver cura di un anziano buono che può essere tuo nonno, scacciare chi ti vuole male e vivere in pace, nutrirsi senza carne, ma quello che più conta e’ avere un piano e credere che un sogno si possa avverare.

Steven Spielberg trascina gli spettatori di Cannes nella magia del suo nuovo film Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, in anteprima mondiale oggi fuori concorso.
Un film che solo per il fatto di unire Spielberg, Walt Disney e Roald Dahl, in assoluto tra i più grandi autori per ragazzi (dai Gremlins alla Fabbrica di cioccolato) di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita, vale il biglietto. Una Disney che ha messo da parte la Dreamworks, di cui pure e’ co-fondatore Spielberg.

Applausi alla proiezione al festival, presenti oltre al regista premio Oscar anche i suoi attori, Mark Rylance, fresco vincitore dell’Oscar per Il Ponte delle Spie sempre diretto da Spielberg, la deliziosa piccola protagonista Ruby Barnhill, Penelope Wilton (Marigold Hotel e Downton Abbey), Rebecca Hall.

Il GGG (distribuito da Medusa in collaborazione con Leone Film Group dal 1 gennaio 2017) e’ tratto dall’omonimo classico di Dahl pubblicato da Salani e realizzato con la tecnica mista, attori ed effetti digitali motion capture. Considerato dallo scrittore il suo preferito tra i tanti meravigliosi romanzi, racconta di Sophie, un ragazzina orfana che legge di nascosto nel letto della camerata non riuscendo mai a prendere sonno. Una notte vede dalla finestra un gigante che la viene a prendere e la porta lontano lontano attraversando mari e montagne fino a raggiungere il Paese dei Giganti. Nella grotta del GGG, tutta piena di alambicchi, argani, strumenti del ‘fabbricatore di sogni’, questo il suo mestiere, la minuscola Sophie smette di avere paura dell’omone che non ha alcuna intenzione di mangiarla, nutrendosi solo di putrefatti cetrioloni e di uno sciroppo gassoso verde, e piano piano entra in confidenza con lui, nella meraviglia di un luogo dove si tocca con mano il mistero del sogno. Il mondo inospitale e’ piuttosto un altro, quello fuori dell’antro, dove i giganti più giganti del Gigante gentile, che infatti lo chiamano Microbo e lo vessano continuamente, considerano gli uomini solo un ottimo pasto e hanno nomi come San-Guinario e Inghiotticicciaviva. Ecco che Sophie, vestita come Il Piccolo Principe con la giacchetta di velluto rossa, ha un piano: tornare con GGG a Londra, andare dalla Regina Elisabetta, convincerla ad usare ogni mezzo militare per dichiarare guerra ai giganti cannibali e salvare l’amichevole vegetariano. Il GGG e Sophie al cospetto della Regina a Buckingham Palace all’ora del breakfast sono un film nel film. Il finale e’ lieto, i giganti cattivi sconfitti e costretti a nutrirsi di semi anziché di carne umana, GGG impegnato a fare il giardiniere e Sophie a corte che pensa a quel grande vecchio come al suo migliore amico.

“Di questi tempi, anzi proprio in questi tempi bui, vale la pena di tornare a sognare”, dice Spielberg a chi sottolinea che appena un film fa aveva raccontato la storia vera per niente magica nel Ponte delle Spie, “è una storia ottimista e piena di speranza”.
Spielberg, che con Il GGG non fa altro che tornare, seppure con una storia basata su Dahl, sul vecchio caro E.T. – la sceneggiatrice Melissa Mathinson è la stessa – ossia sul sentimento dell’amicizia tra un bambino e un altro da sé, extraterrestre o gigante buono non fa differenza, risponde cosi’ a chi ricorda che a inizio anni ’80 per quel libro Dahl fu accusato di antisemitismo: “Le differenze, il rispetto per esse e il valore stesso della diversità sono proprio le cose che mi hanno colpito di più e che spero arrivino al pubblico. Per la popolarità di questo romanzo so che ci sono aspettative molto alte e spero funzioni, io stesso ne sono stato molto coinvolto. Lo leggevo ai miei figli e ha continuato a colpirmi. I due protagonisti, la bambina e Il GGG, sviluppano un’amicizia come quella tra nonno e nipote, e’ bello fare quest’esperienza non cinica, vedere il grande cuore generoso di entrambi nel corso della storia. Poi ciascuno può vedere le emozioni che vuole e anche metafore sul presente” (chissà se include Spielberg un inno al veganesimo dilagante).
Mark Rylance nonostante la tecnologia lo trasformi nel gigante buono, riesce a mantenere un’umanità nello sguardo che davvero colpisce. “Mi sono ispirato a due persone che conosceva mio nonno, un reduce di guerra e un giardiniere del Kent e a loro ho pensato”.
“Cosa interessa di più un regista che di mestiere realizza sogni se non una storia di sogni? Sono essi stessi alla base del mio processo creativo” conclude Spielberg che qui a Cannes sta proponendo al Marche’ il prossimo film con protagonista di nuovo Mark Rylance: Il rapimento di Edgardo Mortara.

Alessandra Magliaro
(ANSA).